Sprechi di stato? Berlusconi indagato! Chiediamo a Silvio di rispondere alle 5 domande del Pd e a quelle dei giudici


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domenica 5 luglio 2009

Arriva la 14^ per i pensionati. Merito di Prodi, ma nessuno lo sa

Tre milioni e mezzo di pensionati avranno la 14^ mensilità grazie a un provvedimento del 2007 voluto dal governo Prodi. Forse per questo, per non attribuire il merito al governo precedente, l'attuale esecutivo - denuncia il Pd - sta passando sotto silenzio l'erogazione di questa cifra, che può alleviare sia pure in misura minima le difficoltà di fasce deboli della popolazione.
Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro nel governo presieduto da Romano Prodi attacca: "Nonostante la caparbietà con la quale il governo si ostina a non investire risorse per sostenere sviluppo e stato sociale in un momento di crisi così grave, come Pd siamo riusciti ad allentare i cordoni della borsa di Tremonti e a portare un importante risultato ai cittadini socialmente ed
economicamente più deboli".

La 14^ è in pagamento in questi giorni ai pensionati che percepiscono un assegno mensile fino a circa 700 euro. Si tratta
di 3 milioni 426mila persone che percepiranno un importo medio di 380 euro una tantum per un onere complessivo di 1 miliardo
305 milioni di euro. Questo risultato - aggiunge Damiano - è il frutto del protocollo del 2007, voluto dal governo Prodi».
«L'esecutivo di Berlusconi - prosegue l'ex ministro del Lavoro - abituato ad annunci roboanti quanto inconsistenti di risorse promesse e mai pagate, ha passato sotto silenzio questo importante intervento sociale, semplicemente perchè frutto
dell'azione del governo precedente».

«Il numero di persone coinvolte, oltre 3 milioni, e la cifra che viene spesa - aggiunge Damiano - e che sarà erogata anche negli anni a venire nel mese di luglio, corrisponde esattamente a quanto stabilito dall'accordo del 2007 con le parti sociali. Ben diverso è il rapporto promessa-risultato di questo governo: una social card prevista per oltre 1milione e mezzo di pensionati, devoluta ad appena un terzo; un assegno di disoccupazione per i lavoratori a progetto, cioè precari, che non solo corrisponde ad appena il 20% dell'ultima retribuzione, ma che ha interessato fin qui 1800 persone, rispetto ai circa 400mila precari che hanno perso il lavoro nel corso del 2008. Qualsiasi ulteriore commento - conclude - appare superfluo».

In realtà, temono al Pd, potrebbe accadere di peggio. Ossia, quel che è successo per l'Ici per la prima casa: il governo Prodi tolse la tassa a chi effettivamente ne aveva bisogno, riducendola per tutti gli altri, ma poi Tremonti la levò per tutti, con aggravio importante per le finanze ma attribuendosi il merito.

Fonte; L'Unità

Proprio questo fu uno dei più gravi errori del governo Prodi: la mancanza di una giusta ed efficace comunicazione. A causa del continuo bombardamento mediatico promosso da Silvio Berlusconi, in Italia si diffuse l'opinione collettiva che il governo Prodi si dedicò esclusivamente all'aumentò delle tasse senza, però, compensare tale aumento introducendo benefici alla popolazione. Fu proprio per questo motivo che, in breve tempo, il consenso di Prodi crollò.
Nonostante tutto, ora possiamo affermare con certezza che, mentre col governo Prodi abbiamo assistito ad un miglioramento dei conti pubblici italiani, con Berlusconi il bilancio statale è totalmente fuori controllo. I dati sono chiari: le entrate dello stato nel 2009 fanno registrate un - 37 miliardi di euro mentre, col precendete governo, grazie ad apposite politiche e grazie ad una seria lotta all'evasione fiscale, le entrate erano in costante aumento. Le uscite, quindi le spese dello stato, aumentano invece del 4.6%. Inoltre, secondo gli ultimi dati diffusi dall'Istat nel primo trimestre del 2009 l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil è stato del 9,3%, ossia il valore più alto dal 1999, praticamente dall'inizio della serie storica. Nei primi tre mesi del 2008, invece, il disavanzo pubblico è stato del 5,7%, mentre nel quarto trimestre del 2008 si è attestato al 2,6%.
Possiamo dunque affermare che il governo Berlusconi non sta adottando valide politiche economiche atte a contrastare o almeno ad attenuare gli effetti della crisi economica. Non solo, lo stesso Berlusconi inizialmente negava la recessione dell'economia italiana mentre ora ripete in continuazione che la crisi non è poi così grave, che nessuno morirà per questa crisi ed, infine, che stiamo uscendo dalla crisi.
I licenziamenti crescono, il ricorso alla cassa integrazione aumenta a dismisura e le famiglie non sono assolutamente protette e tutelate. Nonostante questo, Berlusconi chiede agli italiani di aumentare i propri consumi; sostanzialmente chiede agli italiani di spendere i loro soldi anzichè tenerli sotto al materasso.
Caro Silvio, come possono gli italiani aumentare i propri consumi se i soldi che guadagnano non sono neppure sufficienti per arrivare a fine mese?

1,5 milioni di lavoratori a termine ma Berlusconi pensa solo a intercettazioni e festini a base di sesso.

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Più di 1 milione e 500 mila persone. Questo il numero dei lavoratori a termine che rischiano, nei prossimi mesi, di perdere il lavoro. Un esercito di disoccupati che si aggiungono a tutti quelli che un lavoro l'hanno già perso o che sopravvivono, da mesi, con la cassa integrazione.

Intanto il governo continua a sottostimare la crisi. Berlusconi non perde giorno senza scagliarsi contro i giornali che spargono pessimismo, come se fosse Repubblica e non gli organismi internazionali a dirci che il Pil dell'Italia scenderà, nel 2009, del 5,5%. Solo una settimana fa le stime parlavano di -5,3%, come dire, sempre peggio.

Purtroppo Berlusconi è in ben altre faccende affaccendato.

Deve far approvare il più presto possibile la legge che blocca le intercettazioni, per evitare che ne escano di nuove. Per evitare nuove prove, nuove ragazze, nuove prostitute, nuove feste, a Roma, in Sardegna, a Cortina.

No, per affrontare la crisi e per pensare ai disoccupati c'è tempo, il premier ci penserà domani e se non fa in tempo, preso da mille impegni, ci penserà dopodomani.

Intanto, lavoratori: si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.

di Tiziano Scolari

G8, Berlusconi al verde alla fiera delle promesse

Nei suoi sogni è il «Grande Palcoscenico». Il Summit della Consacrazione internazionale. La Risposta Planetaria agli «infangatori» interni e internazionali. Nei sogni. Perché nella realtà, il G8 dell’Aquila rischia di trasformarsi in un calvario politico per Silvio Berlusconi. Non solo e tanto per la pessima stampa di cui il Cavaliere gode in Occidente e altrove, ma perché, stavolta, l’attenzione sarà concentrata sui fatti. Sugli impegni presi e non mantenuti. Un «must» per il premier «azzoppato». Emblematica è la vicenda degli aiuti all’Africa e ai Paesi in via di sviluppo. Senza soldi e a rischio di scosse telluriche. Un G8 «terremotato» per il Cavaliere.

«Come Stati Uniti]abbiamo già in programma di raddoppiare gli aiuti alle nazioni povere, non solo per interventi immediati, ma anche per il futuro. La priorità dell’America al prossimo G8 è proprio di indurre gli altri Paesi a fare altrettanto». Così Barack Obama in una intervista pubblicata dall’Avvenire. L’Italia si impegnerà al massimo perché il vertice dell’Aquila sia «un G8 che dia risposte concrete ai Paesi poveri», assicura il titolare della Farnesina, Franco Frattini. Buone intenzioni. Smentite, però, dai fatti.

Che inchiodano l’Italia del Cavaliere. Impietoso, quanto documentato, è il j’accuse di Bob Geldof, il cantante e attivista irlandese che, sulla Stampa, annota: «Il primo ministro Berlusconi sarà il decano degli statisti, nonché presidente di questo G8, ma la sua credibilità è a rischio». «Ho parlato con quasi tutti i leader e i funzionari che saranno a L’Aquila - aggiunge Geldof - e tutti ripetono la deplorevole storia di questo paese e dell’impegno disatteso per l’Africa, che pure il primo ministro ha firmato al G8 di Gleneagles nel 2005».
In quell’occasione, ricorda l’organizzatore del Live Aid, «i leader promisero di raddoppiare gli aiuti all’Africa entro il 2010. L’Italia ha dato solo il 3% di quanto si era impegnata a dare. Il 3% della parola data». Una firma non si nega a nessuno. I soldi, sì. E a negare al Cavaliere i soldi (millantati) per la lotta alla povertà è il ministro Tremonti. Da Via XX Settembre - ha rivelato l’Unità - sarebbe arrivato un aut aut: Silvio non insistere, non ci sono i fondi disponibili per impegni seri su povertà e ambiente...La chiusura del titolare del Tesoro suona come una conferma indiretta a quanto affermato dal The Times. Il quotidiano londinese - citando una fonte impegnata nella preparazione del summit secondo cui, in particolare sugli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, la performance italiana è stata «una totale disgrazia» - scrive che il premier britannico Gordon Brown insieme con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, credono che Berlusconi dovrebbe essere ritenuto responsabile per «un risultato così scarso». «Gordon Brown e gli altri leader del G8 - scrive ancora The Times- non menzioneranno in pubblico lo scandalo che ha coinvolto Berlusconi, ma i negoziatori sperano di capitalizzare sulla debolezza del primo ministro italiano per ottenere concessioni su temi cruciali, come gli aiuti allo sviluppo e i cambiamenti climatici».

Il clima: altro dossier «caldo» nei rapporti tra il Cavaliere frenatore e l’amministrazione Usa. Forte di una legge sul clima appena approvata negli Stati Uniti, Obama potrebbe condividere il ruolo di chairman assieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi quando si affronterà questo tema: una sorta di possente contrappeso. A fianco di Obama si schiera decisamente Angela Merkel: la cancelliera tedesca ha affermato di aspettarsi che i leader dei Paesi membri del G8 appoggino l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a non oltre 2 gradi entro il 2050. Un obiettivo che vede l’Italia molto fredda, in una funzione di freno rispetto a tutto il dossier energetico. Aiuti all’Africa. Clima. Se non un premier «dimezzato» (nella credibilità internazionale), certo è un Cavaliere sotto esame quello che arriva al G8 aquilano. Se è vero, come risulta a l’Unità, che a margine della preparazione del vertice, si è ventilata l’opportunità di minacciare l’Italia di perdere la sua posizione nel G8 a vantaggio della Spagna che, sugli aiuti, ha una posizione migliore. Altri leader ritengono che, data la sua reputazione danneggiata, Berlusconi sa di dover tirare fuori qualcosa: «Ha dei problemi e lo sa - dice un diplomatico al Times -. Ci aspettiamo che tiri fuori qualcosa, ma, al momento, è difficile prevedere cosa potrebbe essere».

Immigrati, richiesta di Giovanardi "Regolarizzare colf e badanti"

Immigrati, richiesta di Giovanardi "Regolarizzare colf e badanti"
BOLOGNA - Anche nel governo c'è chi riconosce che l'approvazione del pacchetto sicurezza crea una situazione d'emergenza per tutti quei clandestini che non hanno il permesso di soggiorno ma hanno un lavoro e per le famiglie che li hanno assunti, soprattutto come colf o badanti. Carlo Giovanardi ne è talmente consapevole da chiedere la regolarizzazione degli extracomunitari in queste condizioni. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla famiglia sollecita un provvedimento d'urgenza simile alla regolarizzazione attuata nel 2002 (prima dell'entrata in vigore della legge Bossi-Fini). La richiesta arriva dopo le pesanti critiche mosse al provvedimento dalla Chiesa e lo scontro tra i vescovi e la Lega. L'obiettivo primario è gestire appunto l'emergenza di colf e badanti - circa mezzo milione di persone ora in Italia, che si troverebbero 'fuori-legge' con l'ok al pacchetto sicurezza - e rendere più efficaci le nuove norme varate dal Parlamento.

Giovanardi precisa che non si tratta di una sanatoria, perché non indiscriminata ma rivolta ai cittadini extracomunitari già in Italia e il cui datore di lavoro sia disponibile ad assumerli e quindi regolarizzarli.

"Le nuove norme sulla sicurezza - dice il sottosegretario all'Ansa - saranno efficaci soltanto se accompagnate da un provvedimento indirizzato agli extracomunitari già in Italia con un rapporto di lavoro in essere che non possono trasformare in contratto di lavoro in quanto irregolari. Come responsabile delle politiche familiari di questo governo, chiedo al presidente del Consiglio di mettere all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri un provvedimento d'urgenza, come quello che funzionò benissimo nel secondo governo Berlusconi, soprattutto per quanto riguarda l'emergenza colf e badanti".

Una richiesta sostenuta dall'auspicio che "i nuovi strumenti a disposizione di forze dell'ordine e magistrati non rimangano 'grida' senza alcun effetto", per cui, ha concluso Giovanardi, "ora si può e si deve risolvere questo problema che riguarda centinaia di migliaia di famiglie italiane e centinaia di migliaia di lavoratori extracomunitari".

Fonte: Repubblica

Tafferugli al corteo "No Dal Molin" Diecimila in marcia contro la base

Tafferugli al corteo "No Dal Molin" Diecimila in marcia contro la base
VICENZA - Prima i tafferugli, poi il corteo. Circa diecimila persone hanno partecipato, nel pomeriggio, al corteo contro l'ampliamento della base militare di Vicenza. Una manifestazione che ha visto un solo momento di tensione tra alcune decine di ragazzi e le forze dell'ordine. Dapprima sono volati sassi, lacrimogeni e qualche manganellata. Poi il corteo ha ripreso la sua marcia, con in testa le donne del presidio e lo striscione "No Dal Molin, yes we can", con disegnata la basilica palladiana. Concludendo la giornata in viale Ferrarin, dalla parte opposta all'ingresso principale della base.

Gli scontri. La tensione è esplosa dopo la richiesta, da parte dei partecipanti al corteo, di sfilare senza la presenza delle forze dell'ordine lungo il percorso. "Non aspettiamo di essere a contatto diretto con loro, non vogliamo rischiare. Devono rimanere all'interno dell'area del Dal Molin come era previsto. Le strade della città sono nostre, abbiamo diritto di percorrerle liberamente", dice il leader del comitato 'No Dal Molin' Cinzia Bottene. Alcuni manifestanti si sono così attestati su un ponte, sul corso d'acqua che circonda la base. Il contatto tra i carabinieri si è verificato quando questi ultimi hanno attraversato il ponte. Per difendersi, i manifestanti hanno utilizzato scudi di plexiglass e fumogeni. In breve tempo l'aria della zona è diventata irrespirabile per il lancio di lacrimogeni. A quel punto il corteo si è fermato, per poi ripartire più tardi.

G8. La giornata di domenica è invece dedicata alla solidarietà: una delegazione dei No dal Molin sarà all'Aquila, così come oggi una delegazione di abruzzesi ha partecipato alla manifestazione di Vicenza. Sul cartellone che indicava le prenotazioni per il viaggio, sistemato all'interno del presidio, erano indicate 34 persone.

Padova, manifestanti fermati. Alcuni manifestanti in partenza da Padova e diretti a Vicenza sono stati fermati dalla polizia. Da quanto si apprende sono state sequestrati alcuni sacchetti contenti biglie di ferro e bulloni. Un giovane è stato fermato e portato in questura. "E' in atto una vergognosa militarizzazione della città con il chiaro obiettivo, da parte del governo, di creare tensione e non far partecipare i vicentini alla manifestazione" denuncia il leader dei Disobbedienti del nordest, Luca Casarini.

Fonte: Repubblica

Intercettazioni, parla Alfano "Disposto a modificare il ddl"

Dopo lo stop del presidente della Repubblica interviene il ministro della Giustizia
"Mai pensato alla fiducia o ad un percorso a rotta di collo al Senato"

Franceschini: "Il governo riveda il testo. Così, lotta al crimine indebolita"

Intercettazioni, parla Alfano "Disposto a modificare il ddl"

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano

ROMA - Alfano è disposto a modificare il decreto sulle intercettazioni. "Mai parlato di blindarlo con il voto di fiducia", dice il ministro della Giustizia. "Nessuno aveva suggerito un percorso a rotta di collo al Senato". Ventiquattro ore dopo l'incontro con Giorgio Napolitano e le perplessità espresse dal presidente, il Guardasigilli Angelino Alfano ci tiene a precisare che "il colloquio non è entrato nel merito della norma".

Le perplessità del presidente. Il presidente della Repubblica non vuole che la futura legge possa suscitare dubbi di costituzionalità. Dopo le "accese tensioni" dei giorni scorsi sollevate dal mondo della giustizia e dell'editoria, anche Napolitano preferisce nuovi approfondimenti. Come aveva già fatto mercoledì nell'incontro con il presidente del Sentato Renato Schifani, Giorgio Napolitano ha usato tutta la sua autorità per indurre il governo ad un maggior approfondimento.

"Niente fiducia in Senato". Ora il governo è chiaro: sul ddl intercettazioni non ci saranno stop da parte del governo: "Il testo non è immodificabile", si affretta a dire il Guardasigilli. "Nessuno aveva mai parlato di porre la fiducia al Senato", come invece era capitato alla Camera. Alfano assicura che "il governo sarà presente martedì al Senato" per la discussione generaleche concluderà l'esame della Commissione Giustizia e invierà il testo all'aula di Palazzo Madama per la trasformazione in legge.

Il Pd: "Il governo si fermi". La pausa di rilessione suggerita dal presidente e confermata dal governo è stata accolta con favore dall'opposizione. "Bene se il governo si ferma e accetta di rivedere il testo in Parlamento", ha detto Dario Franceschini. "Così come è stato proposto dal governo - ha proseguito il segretario del Pd - il ddl sulle intercettazioni finirebbe per indebolire, se non rendere sostanzialmente inefficace, la lotta ai fenomeni criminali".

I magistrati: "Ridotte le indagini". Il decreto non è ben visto né dall'opposizione né dai magistrati e dai giornalisti che contro la riforma hanno indetto uno sciopero. Le perplessità riguardano alcune parti del decreto. Ad esempio quelle che consentono l'ascolto solo in caso di "evidenti indizi di colpevolezza" e non più di "gravi indizi di reato". Il che, osservano le toghe, comporterà una compressione notevole delle indagini perchè non basterà più un reato per avviare intercettazioni su un gruppo di persone, ma si dovrà avere in precedenza la certezza che a commettere il crimine sia stato proprio quell'indiziato.

"Bavaglio ai giornalisti". E poi c'è il capitolo contro i giornalisti che rischiano il carcere se pubblicano intercettazioni. Così facendo, ha scritto recententemente la Federazione della stampa per giustificare una giornata di sciopero il 14 luglio prossimo, il decreto finirebbe per "intaccare il diritto di informazione sulle indagini e sulle inchieste giudiziarie".

Fonte: Repubblica

Il lodo Alfano, introducendo la sospensione di ogni tipo di procedimento penale a carico del Presidente del Consiglio per tutta la durata del suo mandato, costituisce un unicum nel panorama legislativo europeo, in cui l'immunità è prevista in genere solo per i parlamentari e comunque limitatamente all'esercizio delle loro funzioni: i rappresentanti dell'esecutivo non godono di nessuna agevolazione in questo senso. In alcune nazioni l'immunità per ogni tipo di procedimento è garantita ai capi di stato (Grecia, Portogallo, Francia) o ai reali, ma mai alle cariche governative, come è stato evidenziato dall'A.I.C. a proposito del Lodo, ritenuto dall'associazione incostituzionale. L'unica eccezione, se così si può dire, riguarda la Francia, ma solo perché in quel caso la carica di presidente della repubblica e quella di capo dell'esecutivo coincidono.
Il 26 e il 27 settembre 2008 il pubblico ministero di Milano Fabio De Pasquale ha sollevato il dubbio di costituzionalità della Legge rispettivamente per il processo dei diritti tv di Mediaset ed il processo Mills, nei quali è imputato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. I giudici di entrambi i processi, il 26 settembre dello stesso anno per il processo Mills e il 4 ottobre per il processo Mediaset, hanno accolto il ricorso del pm e presentato alla Corte costituzionale la richiesta di pronunciamento sulla costituzionalità della legge. La legittimità costituzionale del “lodo Alfano” che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato sarà esaminata dalla Consulta il 6 ottobre prossimo. La Corte costituzionale ha infatti fissato, con un decreto firmato dal presidente Francesco Amirante, l’udienza che affronterà le questioni di costituzionalità della legge sollevate da diversi giudici nei mesi scorsi. Il relatore del procedimento sarà il giudice Franco Gallo, componente della Consulta dal 2004, professore di diritto tributario nominato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

Prima comunista, ora separato!

Anche Bondi si separa. Il fedelissimo di Silvio divorzia. E da almeno un anno fa coppia di fatto con la figlia di un costruttore di Novi Ligure. Eppure decise di aderire al Family Day cattolico del 12 maggio 2007.
Sandro Bondi

Poteva Sandro Bondi restare felicemente sposato mentre il suo leader, Silvio Berlusconi, deve affrontare le fatiche del divorzio annunciato da Veronica Lario? No, il ministro poeta del berlusconismo non poteva.

Infatti Bondi ha prontamente avviato le pratiche di separazione dalla propria moglie, Maria Gabriella Podestà. L'udienza di apertura della causa tra i coniugi è fissata per i primi di luglio in tribunale a Monza. Perché a Monza? Perché il ministro dei Beni culturali ha lasciato da tempo la natia Toscana per trasferire la residenza ad Arcore, accanto al suo capo.

Bondi, che è sposato dal '93, fa coppia di fatto da almeno un anno con Manuela Repetti, figlia di un costruttore di Novi Ligure, subito candidata e dal 2008 deputata del Pdl. Annunciando la sua convinta adesione al Family Day cattolico del 12 maggio 2007, Bondi aveva detto: "Una manifestazione di questa importanza deve essere interpretata come un momento collettivo teso ad affermare la realtà cardine della nostra società e dell'Occidente: la famiglia".

W la coerenza!!

Fonte: L'Espresso